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Sugli studenti decidano gli studenti!

Più o meno ogni anno, gli studenti contestano pseudo riforme dell’istruzione e tagli alla scuola; lottano e sfilano per le strade, occupano scuole, chiedono a gran voce più diritti, maggiore attenzione alla loro condizione, che almeno in Italia è disperatamente isolata ed esclusa dalle diverse attenzioni dello stato, o della società in generale.

Avvolte capita, come in questo 2008, che una ministra Gelmini sfori, che una recessione tagli le gambe persino ai ceti medi, che un governo Berlusconi si faccia garante dei debiti delle banche, che un capitalismo americano imploda su se stesso e che un Bush, presidente degli stati uniti, perda la faccia, supplicando quasi in ginocchio il popolo,  perché sostenga una manovra di salvataggio di multinazionali responsabili della caduta in povertà di migliaia di famiglie.

Così alle proteste degli studenti si uniscono quelle dei loro genitori, dei docenti, dei precari della scuola, dei ricercatori, dei lavoratori di ogni settore …

In questa fase di contestazione generale, una frase apparentemente ingenua sorge dalla folla e leggera sfiora e tocca le nostre coscienze.

Dagli studenti una voce : “ Sugli studenti decidano gli studenti !! ” .

Sembrerebbe uno di quegli slogan del ’68, utopici, semplici, sinceri, strambi ed irrealizzabili.
Eppure un’utopia spesso è tale non per sua natura, ma a causa dei limiti sociali, mentali e strutturali del periodo storico in cui viene formulata.

Come possono gli studenti, decidere sul sistema che dovrebbe educarli e formarli? Loro che per l’appunto non sono individui completi, compiuti …
Come possono dei ragazzi sapere quel che è meglio per loro, quali programmi seguire, come organizzare il lavoro nelle classi, come gestire le risorse scolastiche?
Magari assieme ai docenti?
Forse in collaborazione con le famiglie?
Si potrebbe creare una struttura organizzativo-decisionale basata su rapporti orizzontali e non quindi gerarchici, fatta di scelte condivise e non imposte, costruita sul desiderio di crescere nella società e con la società, con scopi comuni, non immersi nella cinica competizione di stampo capitalista che oggi a tutti i livelli e in tutti gli strati caratterizza la vita degli uomini e delle donne.

Un’idea del genere appare quindi rivoluzionaria, pregna di una critica generalizzata nei confronti dello stato e delle istituzioni, si può partire dal cambiare la scuola per arrivare a cambiare la società intera!
Quale strumento più potente dell’istruzione può condizionare il modo di pensare della gente?
Per esempio, il crocifisso nelle aule è un segno di rispetto nei confronti della nostra presunta tradizione cattolica, o invece è un segnale subliminale diretto alle menti degli studenti, volto ad imprimergli indirettamente e nel lungo periodo una coscienza spirituale e soprattutto una sottomissione alla legge “divina” della chiesa?
Il grembiule come la divisa non è forse un modo per inquadrare le classi?

La scuola forma gli elettori di domani, che dovranno ACRITICAMENTE scegliersi il padrone, la carota ed il bastone.

Riflettere sulla possibilità di un’ organizzazione sociale critica e consapevole, sulla possibile rottura con un sistema di imposizione feroce, poliziesco e amaro come le decisioni prese dall’alto, sulla base di economie classiste, non significa certo avanzare verso delle soluzioni terroristiche, ma piuttosto riguarda il più sensato e logico modo di porsi nei confronti di una crisi umana, le cui radici è evidente sono aggrappate saldamente alla superbia di pochi e allo sfruttamento conseguente dei molti.

Joe F.